🟠​ Depaving: togliere l’asfalto per restituire spazio alla natura. La nuova rivoluzione delle città_di Gianluca Liut_29.06.2026

Giu 29, 2026 | Diritti e Libertà, Diritto dei Contratti, Diritto dell'Arte, Diritto dell'Impresa, Diritto Immobiliare, News

Per oltre un secolo abbiamo costruito città seguendo una convinzione apparentemente incontestabile: più superfici asfaltate e cementificate significavano maggiore progresso.

Oggi quella convinzione viene progressivamente messa in discussione.

In molte città europee e nordamericane sta prendendo forma una rivoluzione silenziosa, nota con un termine inglese destinato a entrare stabilmente anche nel lessico urbanistico italiano: depaving.

Significa, letteralmente, rimuovere le pavimentazioni impermeabili per restituire il suolo alla sua funzione naturale.

Può sembrare un intervento banale.

In realtà rappresenta uno dei cambiamenti culturali più profondi nella progettazione delle città del XXI secolo.

Che cos’è il depaving.

Con il termine depaving si indica la rimozione volontaria di superfici asfaltate o cementificate non più necessarie — parcheggi, piazzali, cortili, carreggiate sovradimensionate, marciapiedi inutilmente estesi — sostituendole con terreno permeabile, prati, alberature, aiuole, sistemi drenanti o veri e propri ecosistemi urbani.

L’obiettivo non è semplicemente “piantare alberi”.

È restituire al terreno la capacità di assorbire l’acqua piovana, ridurre il surriscaldamento urbano e ricostruire un equilibrio ecologico alterato da decenni di impermeabilizzazione del suolo.

Perché il depaving è diventato così importante.

Le città moderne presentano una percentuale sempre maggiore di superfici impermeabili.

Quando piove intensamente l’acqua non penetra nel terreno ma scorre rapidamente verso le reti fognarie.

Le conseguenze sono ormai note:

  • allagamenti urbani sempre più frequenti;
  • sovraccarico delle reti di drenaggio;
  • aumento del rischio idraulico;
  • incremento delle isole di calore;
  • impoverimento della biodiversità;
  • peggioramento della qualità dell’aria.

Il depaving affronta contemporaneamente tutti questi problemi.

Ogni metro quadrato di asfalto rimosso torna a svolgere una funzione naturale di infiltrazione, evaporazione e raffrescamento.

Le città che stanno cambiando volto.

Negli ultimi anni numerose amministrazioni hanno inserito il depaving nelle proprie strategie climatiche.

Tra gli esempi più significativi vi sono:

  • Parigi, che ha avviato un vasto programma di eliminazione dell’asfalto davanti alle scuole (“cours oasis”), trasformando i cortili scolastici in spazi verdi e permeabili.
  • Bruxelles, dove il progetto “Depave” incentiva cittadini e imprese a rimuovere superfici inutilmente pavimentate.
  • Rotterdam, che promuove campagne annuali di rimozione collettiva delle pavimentazioni private per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici.
  • Portland, considerata una delle città pioniere nella sostituzione di superfici asfaltate con infrastrutture verdi.
  • Montréal, che sostiene interventi diffusi di depaving attraverso programmi comunali dedicati.

Anche in Italia iniziano a diffondersi esperienze analoghe, spesso inserite nei programmi di rigenerazione urbana finanziati dal PNRR o nei Piani di adattamento ai cambiamenti climatici, sebbene il termine “depaving” sia ancora poco utilizzato nel linguaggio amministrativo.

Non è soltanto urbanistica.

Il depaving possiede un significato culturale molto più ampio.

Per oltre cento anni il cemento è stato il simbolo del progresso.

Ogni superficie verde veniva considerata uno spazio ancora da “valorizzare”, cioè da edificare o pavimentare.

Oggi il paradigma si sta invertendo.

Il valore non consiste più nell’aggiungere costruzioni.

Sempre più spesso consiste nel sottrarle.

È un cambiamento che richiama la filosofia del restauro conservativo: talvolta il miglior intervento non è costruire qualcosa di nuovo, ma eliminare ciò che impedisce al luogo di ritrovare il proprio equilibrio.

In questo senso il depaving rappresenta una nuova estetica della città.

Una città non più progettata esclusivamente per le automobili, ma per le persone, per l’acqua e per il clima.

Le implicazioni giuridiche.

Il depaving non rappresenta soltanto una tecnica di riqualificazione urbana, ma un diverso modo di concepire il rapporto tra proprietà privata, spazio pubblico, ambiente e diritto. Il fenomeno coinvolge infatti il diritto urbanistico, il diritto ambientale, la pianificazione territoriale, la gestione del rischio idraulico e perfino la cultura della città.

Il fenomeno interessa direttamente anche il diritto.

Le amministrazioni comunali sono chiamate a conciliare:

  • pianificazione urbanistica;
  • tutela ambientale;
  • sicurezza idraulica;
  • mobilità;
  • proprietà privata;
  • incentivi economici;
  • manutenzione del verde.

Sempre più strumenti urbanistici introducono criteri relativi alla permeabilità dei suoli, all’invarianza idraulica e alla riduzione del consumo di suolo.

Il depaving potrebbe diventare nei prossimi anni uno degli strumenti principali attraverso cui dare concreta attuazione agli obiettivi europei di adattamento climatico.

Una diversa idea di ricchezza.

Forse il significato più profondo del depaving è culturale.

Il depaving non è soltanto una tecnica urbanistica, ma rappresenta il passaggio dal diritto della trasformazione del territorio al diritto della sua rigenerazione. Questo cambio di paradigma coinvolgerà sempre più frequentemente amministrazioni pubbliche,

Per decenni abbiamo misurato lo sviluppo aggiungendo cemento.

Oggi iniziamo a misurarlo restituendo spazio alla natura.

È un cambio di prospettiva che riguarda l’urbanistica, ma anche il diritto.

Perché il diritto non disciplina soltanto ciò che costruiamo.

Sempre più spesso dovrà disciplinare anche ciò che scegliamo di togliere.

E forse questa è una delle lezioni più interessanti del depaving: non ogni trasformazione coincide con una nuova costruzione.

Talvolta il progresso consiste nel restituire alla terra ciò che le avevamo sottratto.

Gianluca Liut
Avvocato
Foro di Padova

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Fonti.

  1. European Environment Agency, rapporti sul consumo di suolo, impermeabilizzazione e adattamento climatico.
  2. European Commission, Strategia UE di adattamento ai cambiamenti climatici (2021) e iniziative sul consumo netto di suolo.
  3. IPCC, Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability.
  4. ISPRA, Rapporti annuali sul consumo di suolo in Italia.
  5. United Nations, linee guida sulle Nature-based Solutions e sulla resilienza urbana.

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