🟠 Riforma della giustizia_Referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026_ Le ragioni del Sì_Gianluca Liut
Feb 18, 2026 | Diritti e Libertà, News

Referendum del 22-23 marzo 2026: le ragioni del Sì


Il 22 e 23 marzo 2026 i cittadini italiani saranno chiamati a esprimersi su un referendum costituzionale confermativo (art. 138 Cost.) relativo alla legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare»(G.U. n. 253 del 30 ottobre 2025).

Votare SÌ significa confermare la riforma; votare NO, respingerla.

Non è previsto alcun quorum: ogni voto è determinante.

Ridurre la riforma alla sola “separazione delle carriere” è fuorviante.
Il testo interviene su tre pilastri dell’organizzazione della magistratura.

1. Separazione delle carriere (

terzietà del giudice nel giusto processo)

2. Due Consigli superiori della magistratura e sorteggio (

spezzare il sistema correntizio)

3. L’Alta Corte disciplinare (

un giudice terzo per i magistrati)

1. Separazione delle carriere: terzietà del giudice nel giusto processo.

La riforma costituzionalizza la distinzione tra magistrati giudicanti (giudici) e magistrati requirenti (pubblici ministeri).

Perché votare SÌ.

La separazione è il naturale complemento del sistema accusatorio nel processo penale introdotto con la riforma del 1989.

In un processo di parti, il giudice deve essere — e apparire — terzo e imparziale rispetto a chi accusa e a chi difende. Come ha efficacemente sintetizzato il prof. Sabino Cassese «Chiedere a giudici e pubblici ministeri di appartenere alla stessa carriera è come pretendere che anestesista e chirurgo siano la stessa cosa: lavorano nello stesso sistema, ma svolgono funzioni diverse».

La separazione non limita l’indipendenza del Pubblico Ministero, che resta parte di un ordine autonomo; la rafforza, perché elimina ogni promiscuità organizzativa con chi è chiamato a giudicarne le richieste.

2. Due Consigli superiori della magistratura e sorteggio: spezzare il sistema correntizio.

La riforma istituisce due CSM distinti — uno per la magistratura giudicante, uno per quella requirente — e introduce il sorteggio come meccanismo di selezione dei componenti togati, in sostituzione del voto interno attuale.

Perché votare SÌ.

Il sistema elettivo attuale ha trasformato il CSM in un terreno di lottizzazione tra correnti della magistratura come drammaticamente emerso dallo scandalo dell’Hotel Champagne (caso Palamara, 2019). Le correnti, da laboratori di idee, sono divenute — secondo le parole del consigliere CSM Andrea Mirenda — «potentissimi uffici di collocamento di compari e comparielli, capaci di genuflettere un’intera magistratura».

Il sorteggio

elimina i debiti di riconoscenza tra eletto ed elettore correntizio;

garantisce nomine per merito anziché per appartenenza a una corrente;

riduce i condizionamenti politici sulle Procure della Repubblica (il Pubblico Ministero, l’accusa pubblica), oggi tra gli incarichi più ambiti e più contesi tra le correnti della magistratura;

separa il governo della carriera giudicante da quella requirente, impedendo che i Pubblici Ministeri decidano della carriera dei Giudici e viceversa.

Lo sdoppiamento dei CSM rafforza, non indebolisce, la reciproca indipendenza delle due funzioni.

3. L’Alta Corte disciplinare: un giudice terzo per i magistrati.

La riforma istituisce una Corte disciplinare di rango costituzionale, composta da 15 membri (9 sorteggiati tra magistrati di legittimità, 3 nominati dal Presidente della Repubblica e 3 eletti dal Parlamento tra professori universitari e avvocati con almeno vent’anni di esercizio), che sottrae la funzione disciplinare ai due CSM.

Perché votare SÌ.

Oggi chi amministra la carriera dei magistrati è lo stesso organo che li giudica disciplinarmente: un cortocircuito che mina la credibilità del sistema.

L’Alta Corte

separa chi amministra le carriere dei magistrati da chi ne giudica gli illeciti disciplinari (che provocano danni a privati e imprese, oggi di fatto pressoché privi di alcuna sanzione) in ossequio al principio del giusto processo;

garantisce un giudice disciplinare terzo, composto da magistrati estranei alle dinamiche correntistiche perché sorteggiati;

assicura al magistrato incolpato il doppio grado di giudizio disciplinare (prima istanza e impugnazione davanti alla Corte in diversa composizione).

La riforma non incide su:

autonomia e indipendenza della magistratura da ogni altro potere (art. 104 Cost., confermato);

obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost., invariato);

disciplina del processo civile e penale (nessuna modifica ai codici processuali)

durata dei processi (che richiede interventi di altra natura).

Non si tratta, dunque, di una riforma contro la magistratura, ma di una riforma della sua organizzazione interna, che lascia intatti i principi fondamentali della Costituzione e interviene sulle modalità con cui essi vengono attuati.

Un voto consapevole.
Il referendum non consente di votare su singole parti: si approva o si respinge l’intero impianto. Ma è proprio la coerenza complessiva del disegno —

terzietà del giudice,

fine del correntismo,

giudizio disciplinare indipendente ed effettivo— a rappresentare la forza della riforma.

Votare SÌ il 22-23 marzo 2026 significa scegliere una magistratura più trasparente, più credibile e più coerente con i principi del giusto processo che la Costituzione già prevede
